giovedì 6 maggio 2010
Devo a Piera, con cui ho avuto ieri sera una discussione animata, l'illuminazione chiave. Ed è per questo che, questa mattina mi sono svegliato con niente altro nel cervello che una ripetizione senza un senso di voluto: Umili Le Anime Lo Hanno Fatto.
Abituato come sono a dare ascolto a ciò che arriva dal nulla ho cominciato ad agirci sopra, consapevole che forse ho sognato qualcosa di importante che non ricordavo, forse ho ricevuto uno di quei magnifici calcioni che chiamiamo rompicapo dalle mie guide, forse l'intuizione necessaria al prosieguo del libro che sto scrivendo, l'Eureka della situazione. Fatto sta che ho cominciato a scriverlo per trovare nell'acronimo la soluzione, ho provato a vedere cosa potesse dirmi in altre lingue (belle le traduzioni in ebraico, cirillico, cinese e indu, sembrano bordurine). Alla fine, dopo aver anche chiesto ai miei contatti di Skype se voleva dire loro qualcosa, ho cominciato a guardare il significato. Niente!
Allora comincio con la prima parola.... e si apre l'abisso della consapevolezza.
La prima risposta è: usiamo le parole a casaccio.
Credo sia IL motivo per cui tante tecniche vengano vanificate: cerchiamo di lavorare su ciò che ci viene insegnato e che troviamo utile al nostro cambiamento, avendo, però, in noi la convinzione scontata che certe parole vogliano dire quello che crediamo vogliano dire.
La discussione di cui ho accennato all'inizio è andata avanti fino a diventare accesa perché ci si scannava, senza saperlo, sulla parola "vulnerabile". Lasciamo stare il contesto in cui era inserita, perché merita un libro, ma basta dire che l'accezione comune (che non è quella vera) della parola è: "senza co.....i"! Intuite la volgarità sottesa, per favore, sdoganata dalla politica attuale, e che restituisce sia il significato sia l'emozione che suscita. Umiltà diventa un'offesa all'ego, uno stimolo a sopraffare gli altri sopraffacendo la realtà della vita.
VULNERABILE : si dice di parte del corpo che può subire ferita o danno; per estensione, di tutto ciò che può essere attaccato o danneggiato, di persona che si può facilmente far soffrire; dal latino vulneràre = "colpire, ferire" derivato da vulnus-nèris = "ferita" (Dizionario Garzanti).
Ne parleremo.
Adesso, qui, ho bisogno di regalare il mio processo mattutino. Talmente urgente che devo ancora dedicarmi alle attività tradizionali del risveglio, tranne il caffè che ho bevuto: non c'è tempo da perdere.
E quindi torno alla perola "Umili". Più avanti, forse non oggi, mi dedicherò a "Le Anime" e "Lo Hanno Fatto".
" L’uomo saggio agisce senza rivendicare il risultato come proprio; egli consegue l’obiettivo ma non vi resta aggrappato: egli non desidera dimostrare la propria superiorità!" (Tao Te Ching) e anche:"L’umiltà è il risultato dell’essere divenuti onesti con noi stessi" e in più: "L'umiltà è il miglior modo di evitare l'umiliazione." Bello, no? Ma, per favore, prima di continuare, fermatevi un attimo a riflettere su queste parole e intanto ascoltate questo
http://www.youtube.com/user/PolAlvarezBalague
Bene: fatto?
Ora leggete questo: "La parola umiltà proviene dalla radice latina humus, che descrive il “livello del terreno”, più che il terreno stesso. Poi, col tempo, i significati sono un po’ cambiati: qualche volta indica il soggetto posto sul livello del terreno, altre volte il livello a cui questo soggetto si pone. Ma sempre indica qualche cosa di basso, di infimo... umiliante, insomma." Quest'ultima cosa è l'accezione più comune. Siamo totalmente desensibilizzati rispetto a ciò che avviene “sotto” il livello dell’humus e dimentichiamo la sua insostituibile forza generatrice. A noi è rimasto soltanto il concetto di “livello”, inteso come il più basso di quelli sperimentabili in modo diretto.
“Umile” trattiene per noi soltanto il significato di elemento, cosa, idea, persona, entità, che si trovi ad un livello prossimo al più basso concepibile: tanto resta nella nostra formazione e deformazione scientifica e tecnologica.
Addio collegamento alla radice della vita, addio ad ogni sua interpretazione morale o religiosa e trascendente. L’umiltà è ormai per noi soltanto il più basso livello di riferimento delle possibili condizioni umane.
Chi può accettare oggi di “essere umile”? Sia esso Stato, organizzazione, gruppo, o singolo individuo?
Secondo semantica e convinzione correnti, equivarrebbe ad una vera e propria autoflagellazione, con conseguente, ingiustificabile, autonegazione finale, negatrice di ogni valore di “individualità”, anzi, di ogni valore personale in assoluto.
Nessuno è più in grado di considerare l’umiltà come la virtù che ci consente di stare con i piedi ben piantati su quell’humus che ci ha generati e ci consente tuttora di mantenerci in vita. Questo significato vero e reale lo abbiamo perso totalmente.
Umili rispetto a chi, rispetto a cosa? Oggi tutti preferiscono sentirsi “liberi”, altro che umili!
Come se i rami di un albero, invece di essere connessi l’uno all’altro nel modo che conosciamo, e tutti al tronco, e tramite il tronco all’humus che tutti li alimenta e mantiene in vita, fluttuassero separatamente per l’aria, senza connessioni fra loro per il semplice fatto che non è più di moda rimanere legati al tronco. Così un rametto può illudersi di essere un tronco, e ciascuno può illudersi di essere più grande e potente, mentre in effetti resta un fuscello inerte in balia di ogni stormire di vento.
Quanto può sopravvivere una tale struttura?
In natura tali fantasmagoriche strutture non sono permesse e noi, volenti o nolenti, facciamo parte della natura, anche quando lo neghiamo con tutte le forze, o ci illudiamo di avere risorse sufficienti per poterlo fare.
Tutte le nostre libertà sono in realtà condizionate e tutte le nostre interazioni inducono a risultati necessari ed ineludibili. Un matematico direbbe che la nostra libertà è massima solo nel suo “insieme di definizione”, non illimitato, e del quale non possiamo assolutamente non tenere conto, o far finta che non esista, senza sballare clamorosamente il calcolo di ogni nostra funzione vitale e sociale.
Come sistematicamente sta avvenendo, ed in modo molto evidente.
La società in cui viviamo è una sommatoria di individui sedicenti “liberi”, totalmente privi della rigeneratrice forza vitale che può derivare soltanto da una visione “umile” del mondo, cioè collegata alle sue matrici biologiche, oltre che alla nostra ormai ripudiata evoluzione etica.
In tali condizioni non può restare che la violenza, contro la natura e le persone (cioè anche contro se stessi), come funzione di riferimento ordinativa delle regole del nostro comportamento personale e sociale, e l’unica, vera, libertà residua resta quella dei perversi e dei sopraffattori, che il problema dell’umiltà non se lo pongono a nessun livello e giocano a proprio esclusivo vantaggio con questa enorme massa di boriosi travicelli vaganti, privi di radici e di linfa, quindi totalmente incapaci di “imporre” a livello sociale diffuso la potente regola evolutiva comune dell’umiltà.
E la natura, compresa quella umana, si prende le sue dolorose rivincite, in quanto la sua etica altamente equilibrata non le consente di accettare la violenza da elementi raziocinanti che essa stessa ha prodotto, e che, proprio per il suo equilibrio, ci restituisce prima o poi, tutto il dovuto, e con gli interessi. (Marco De Lorenzi)
Questa riflessione mi porta ad osservare il motivo dell'esistenza di un individuo "ruolo": lo Sciamano!
Intendiamoci: nella cultura più sopra descritta, anche gli sciamani casalinghi non fanno che vivere senza l'humus/homo/humilis. Ma in origine lo scopo della sua esistenza era quello di essere il leader, nella tribù, del collegamento con l'humus, dove risiedevano gli spiriti da esso originati e, per questo, ad esso integrati, che sono in grado di fornire indicazioni, sostegno e guida per chi se ne fosse distaccato. Lo Sciamanesimo è l'arte dell'Umiltà, nel senso elevato che ciò significa. E per questo suggerisco di imparare ad osservare e comprendere bene le parole che vengono usate.
Quando uno sciamano è veramente tale, non usa parole con accezioni opinabili, ma solo quelle originarie e Realmente uniche a comprendere perché comprese realmente.

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