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Ho una cosa da dire, ma è un
po' complessa, credo, anche se a me sembra semplice.
Siamo
“messi male” (eufemismo), e questo si è capito, ma non credo si
tratti di un periodo di apocalisse, o di risveglio, o di crollo di un
sistema e della nascita di uno nuovo.
Siamo
solo nella… vabbè: “messi male”, come miliardi di volte nella
storia.
La
cosa diversa è l’accoppiamento fra il numero di viventi e la
quantità e velocità delle informazioni e comunicazioni fra loro.
Mai nella storia eravamo tanti e mai nella storia le info arrivavano
in tempo reale.
Questo
fa sì che ci sia uno stato psichico particolare che fa pensare –
questo sì – a uno stato di evoluzione in corso nella nostra
specie. In meglio o in peggio si vedrà, ma è tutto qua quello che
sta avvenendo.
Che
comunque non è poco. Chissà quante balene sono morte prima che si
integrasse la nuova specie, quella con le pinne al posto delle zampe.
Per cui…
Anche
se è vero che siamo frutto di e siamo abituati a tempi diversi,
moltissimo più rapidi. La storia dell’evoluzione da scimmie a ciò
che siamo, benché non tutti, è sotto studio per le sue enormi
anomalie temporali rispetto a qualsiasi altra specie. E quindi
chissà.
Restiamo
sul pezzo, e vediamo come sostenere e aiutare questa evoluzione, dai.
La
mia tesi, sostenuta da molte persone che, studiando la storia, dicono
che quello che succede ora è la prima volta che si manifesta, è che
singolarmente possiamo accompagnare l’evoluzione che di suo avrebbe
tempi molto più lunghi. Un po’ come le aragoste, divenuto stretto
il carapace dobbiamo abbandonarlo. Se sappiamo di averlo e se
impariamo a farlo.
Siamo nati troppo presto
Cominciamo
con due link (Link-1 e Link-2)
per andare a vedere due siti che raccontano della cosa che mi ha
fatto riflettere e mi ha messo la pulce nell’orecchio sul qualcosa
da poter fare.
Gli
scienziati che studiano queste cose, si pongono il problema del
perché, in maniera contro-naturale, l’essere umano nasca 9/12 mesi
prima di essersi sviluppato – nell’utero – a sufficienza da
avere a disposizione un sistema neurologico e cognitivo appena simile
a uno scimpanzé neonato. Sistema che gli servirebbe per essere
autonomo il giusto, invece di essere imbelle come un feto immaturo e
completamente in balia degli adulti che lo circondano.
Faccio
notare che si chiedono quale sia la causa di una cosa che,
osservabile, viene data per scontata. Non si pongono nessun dubbio
che sia così, ma si interrogano sul come mai avvenga una cosa così
anomala.
E
questa è un’informazione, e la teniamo là, appoggiata sulla
scrivania.
L'Imprinting è considerato
fondamentale
Passiamo
ad altro, questa volta corroborato da un'amplissima letteratura e
pratica clinica e cioè l’osservazione delle problematiche
psichiatriche e psicologiche che derivano da ciò che è successo al
paziente nel periodo pre, peri e post natale. Lì ci sono i traumi,
gli imprinting, le esperienze, eccetera, di cui si occupano
professionisti di tutto il mondo da una cifra di anni, sempre con lo
scopo di andare a verificare in quel periodo la causa, o la genesi
dei problemi.
Io
seguo Lowen da 40 anni e lui descrive, per esempio, la genesi del
carattere schizoide nei primi tre mesi di vita.
Ok:
lì si imbastisce la maggior parte di ciò che si svilupperà nel
bene o nel male nella vita di ognuno di noi. E il concetto di
“imprinting”, di qualcosa che dà forma e determina i
comportamenti futuri, nasce da qua.
Anche
questa informazione mettiamola nella sua cartelletta e appoggiamola
sulla scrivania insieme all’altra.
La dissonanza cognitiva
Adesso
apriamo un’altra cartella e ci mettiamo dentro alcune informazioni
riguardanti la “dissonanza cognitiva”. Me ne sono occupato perché
credevo e credo di soffrire di questa patologia. In sintesi è uno
stato di esistenza in cui uno sfigato si trova a barcamenarsi a
seguito dell’incapacità di trovare una sintesi fra degli stimoli
esterni spesso diametralmente opposti fra loro.
La
maggior parte delle informazioni sulla dissonanza cognitiva reperibili dalla rete,
riguardano il problema del rapporto deleterio con un narcisista. Alla
fine, però, ha a che fare con ogni tipo di manipolazione, da quella
mediatica al marketing, dalla campagna elettorale alle religioni.
Cioè, siamo tutti manipolatori e manipolati sfruttando sempre e
comunque i meccanismi per produrre la “dissonanza cognitiva”. In
pratica ci costruiamo un mondo a sé che non ha un rapporto logico
con la realtà, in modo da avere un ambito ideico in cui sentire di
avere un senso e in cui anche le proprie scelte di vita e di
sopravvivenza abbiano un senso, proprio quando nella realtà esterna
tutti i segnali porterebbero alla disperazione e all’annichilimento.
Quello
che sto dicendo qui potrebbe esserne un esempio.
Potremmo
annoverare nella patologia della “dissonanza cognitiva” anche il
complottismo, la tifoseria delle idee e della opinioni, il senso di
dicotomia che viviamo nella nostra società.
Gira
che ti rigira, ognuno si costruisce un pacchetto di pensieri che gli
permettono di sopravvivere in mezzo a quest’ammasso di descrizioni
che sono l’una l’opposto dell’altra e a giorni alterni, se non
a ore.
Se
poi ci mettiamo anche le nuove ricerche e teorie scientifiche, oltre
che l’invenzione di nuove branche della stessa scienza (Epigenetica
e P.N.E.I. in primis), avremmo a supporto quello che viene dato per
scontato e cioè che è il pensiero a creare la realtà e non
viceversa. Quindi? La realtà crea la dissonanza o è la dissonanza
che crea la realtà?
Chiudiamo
la cartella e mettiamola vicino alle altre due.
Complesso,
eh?
Eh,
lo so, ma segue una sua logica. Ci arriviamo.
Lo Sciamano
Adesso,
seduti alla scrivania, con le tre cartelle ben in vista, figuriamoci
di avere seduto, difronte a noi, un particolare figuro un po’ torvo
e folkloristico, proveniente da quella cultura ancestrale che più vi
piace: lo sciamano.
È
da millenni che si aggira sul pianeta, anche se il termine proviene
dalla zona nord orientale del mondo, fra la Siberia e la Cina. Il suo
ruolo lo vediamo riconoscibile a tutte le latitudini e, in qualsiasi
di queste, gli veniva riconosciuta la capacità di “camminare tra i
mondi”, passeggiate dalle quali riportava nella tribù di
appartenenza ogni tipo di cosa utile alla salute di chi a lui si
rivolgeva.
Lasciamo
alla fantasia ogni e qualsivoglia descrizione del tizio in questione
e limitiamoci a considerare questa sua competenza di muoversi fra il
cosiddetto mondo reale e il cosiddetto mondo fuori dalla realtà.
Perché
è della sua competenza che dobbiamo occuparci. È lo sciamano in
noi che, quando adesso apriremo le tre cartelle insieme, avrà la
possibilità di dirci cosa farcene. Non aspettiamoci che arrivi uno
sciamano vero a dircelo, perché parte del suo ruolo è
quello di far vivere l’esperienza e poi, se è il caso, di
spiegarla, ma soprattutto, è lui che, prima di condividerla, la
attua.
Pronti?
Analizziamo con calma
Qual
è il problema più scottante di questi tempi? No, nessuno degli
eventi là fuori, ma il come ci sentiamo di fronte a questi:
impotenti e dipendenti da decisioni prese da piramidi di potere di
cui non ne vediamo il vertice.
Bene.
A
me interessa quella sensazione.
Apriamo
le tre cartelle.
Dalla
prima osserviamo che siamo nati precocemente, quindi ancora non
sviluppati a sufficienza per un minimo di autonomia, ma soprattutto
tolti troppo presto dal sistema madre/bambino in cui vigeva uno
scambio fra sostanze di tutti i tipi. Senza quel sistema in cui ogni
“frutto” giunge alla maturazione necessaria per cominciare un
altro ciclo, la crescita e lo sviluppo è a rischio vitale.
Dalla
seconda osserviamo che, se la psicologia si occupa di quel periodo
come a quello in cui si instaurano le caratteristiche peculiari del
singolo individuo, vuoi che non siano imprintanti, sia il distacco
troppo prematuro dal sistema di maturazione, sia il periodo
successivo di totale dipendenza (il bimbolino non può nemmeno
girarsi nella culla) sia la totale impotenza di fronte all’assenza,
qui fuori, di quello che era e dovrebbe ancora essere lo scambio lì
dentro?
Quello
che sto dicendo è che il non prendere in considerazione l’imprinting
di ogni e qualsivoglia essere umano dell’impotenza e della
dipendenza, argomentando solo su disagi di vario tipo conseguenti
alle sue relazioni con l’ambiente, elimina la struttura fondante di
tutte le culture, basata proprio sulla tanto elogiata interdipendenza
e sulla scala gerarchica della società di riferimento in cui c’è
chi ha il potere e chi non ce l’ha. Chi ce l’ha, per ottenerlo ha
cercato in qualche modo di esorcizzare la sua impotenza, chi non ce
l’ha amplifica e nutre lo stesso imprinting di tutta la sua vita.
Io,
fossi uno psico-qualcosa, un po’ di ricerca su questo la farei.
Tanto per capire come influisce su tutti gli altri aspetti elaborati
fin qua.
Perché
non mi sembra, a livello di coscienza, che non tocchi lo sviluppo
neuronale e cognitivo di ogni individuo e ne contagi gli altri
aspetti.
L'Imprinting dell'Evoluzione
Ma
c’è, poi, un altro aspetto che mi è venuto da pensare.
Dentro
l’utero, lo sviluppo e l’accrescimento venivano accompagnati
dalle informazioni della madre, cioè, le cellule che si
specializzano e si organizzano in funzioni e organi, hanno, oltre
alla loro natura, anche una guida satellitare proveniente dal corpo
della madre, già strutturato in quella forma a cui tende il feto.
È
un mio ragionamento che segue una logica, senza alcun supporto, per
quanto ne so, della famosa/fumosa scienzah.
Ebbene,
quando è fuori da lì, imbelle, impotente e ignaro, senza aiutini né
informazioni elettrochimiche, come fa il cucciolo a compiere i passi
necessari per raggiungere da solo la maturazione che avrebbe dovuto
raggiungere dopo altri 9/12 mesi di aiuto?
Già.
Se
da un lato si vive l’impotenza e la dipendenza, dall’altro sono
all’opera cellule e sostanze multi-potenti, sotto la guida di
qualcosa che le gestisce e coordina e che non è il solo DNA.
Voglio
dire che il DNA avrebbe fatto il suo mestiere anche nell’utero, ma
una grossa direzione su cosa fare (Epigenetica docet) l’avrebbe
ricevuta dalla simbiosi col corpo, la psiche e le reazioni della
madre.
Ora,
lì fuori troppo precocemente, è da solo e quel qualcosa è
AUTONOMO.
Il
suo mestiere, che nessuno gli ha insegnato, è di sviluppare il
bambino contemporaneamente all’altra dimensione, quella in cui è
completamente dipendente e non è per niente autonomo.
E
non è probabile che anche in questo caso sia in atto la genesi di un
imprinting?
Per
chiarezza chiameremo imprinting-A l'“impotenza/dipendenza” e imprinting-B la “multipotenza/autonomia”.
La
mia assurda teoria è che la causa del 98% di quelle che vengono
catalogate dissonanze cognitive e che sorgono quando una realtà di
dipendenza e di impotenza propone schemi in opposizione fra loro, sia
l’imprinting B.
L'handicap
è che la realtà di cui sopra viene recepita e percepita con
l’imprinting A, quello dell'impotenza e della dipendenza.
Cioè,
a partire dalle relazioni di coppia per finire ai governi e alle
amministrazioni in genere, l’imprinting A dell’impotenza e
della dipendenza la fa da padrone. Dipende sempre da qualcun altro
ciò che ci succede e ci sentiamo impotenti a ottenere quello che
crediamo ci serva. Lo crediamo anche perché nella fase di cui
sopra, non essendo in condizioni di sapere cosa ci serve – né
siamo in grado di chiederlo – impariamo che quello che arriva è
ciò che ci serve.
Ecco
che la realtà, anche se non ci piace, si circoscrive negli ambiti
delle dualità, dipendenza/indipendenza e impotenza/potere, con
annessi e connessi.
Dissonanze
o Creazioni?
Come
per questo periodo, in scala più ampia di quella di un individuo che
è in relazione con un narcisista, a causa delle decisioni prese
dall’alto e poi condivise da una grossa fetta della popolazione, ci
si ritrova a crearsi delle dissonanze cognitive a iosa, onde
difendersi in qualche modo dai troppi input che arrivano.
Ma
sono dissonanze per chi ritiene che la realtà debba essere quella e
basta, corroborata dalla scienzah, che si crede essere l’unica in
grado di stabilire cosa è realtà e cosa no. Solo che un giorno dice
una cosa e il giorno dopo il contrario, o mostra i suoi limiti, ma si
impone con la forza e con il “dover credere”.
Bene: stiamo
vedendo che si sono generate, dopo un tot di smarrimento e
confusione, delle realtà parallele, assolutamente funzionali e
funzionanti, a quella ufficiale. Realtà in cui la collaborazione si
è sostituita alla dipendenza e la capacità di creare al potere.
Da
dove arrivano queste manifestazioni - dato che si parte tutti dallo stesso
punto dell’imprinting A - se
non dall’imprinting
B? Quelle che potevano sembrare dissonanze cognitive distanti
dalla realtà, si sono trasformate in idee e progetti con tanto di
attuazione e sostegno.
Ritengo
che invece di sentirsi malati di dissonanza cognitiva, potremmo
guardare ai nostri pensieri come frutto di quel “qualcosa” che, come all’inizio, lavora in noi parallelamente allo
stato di impotenza e dipendenza.
Cosa
sia quel “qualcosa” non saprei definirlo, né dargli un nome,
visto che il catalogarlo proverrebbe dal bisogno di controllo determinato
dall’imprinting A.
Lo Sciamano all'opera
Lo
Sciamano utilizzava spesso la parola “mistero” e con un’accezione
ben diversa dalla direzione fideistica e religiosa: non aveva niente
a che fare con la fede, bensì con la pragmaticissima attitudine a
non porsi domande inutili sul “chi” o “che cosa” e
concentrandosi sugli effetti che il “chi” o il “che cosa” aveva
sulla realtà. Assumiamo anche noi questa modalità e cominciamo ad
operare osservando come il “chi” o “che cosa” opera per
imitarlo e sostenerlo in AUTONOMIA.
Quindi,
se invece di lasciare che il “chi” o “che cosa” – frutto
dell’imprinting B –
faccia ciò che fa, ancora una volta, in emergenza e
inconsciamente e parallelamente all’imprinting
A, riuscissimo a manovrare consciamente la sua azione?
Sottolineo
che anche le pratiche cosiddette spirituali fanno parte
dell’imprinting A.
Dipendere da un dio (o fac-simili di vario genere) che è più potente
dei potenti, è nello stesso range di esistenza. Contrapposto ad un
diavolo suo pari, ma con seguaci diversi. Sempre però nell’ambito
dell’impotenza a cui lui sopperirebbe e della dipendenza da ciò
che altrimenti non potremmo ottenere, compresa la pace e la serenità.
A
fra poco
Quello
che mi riprometto di condividere è il tipo di azione concreta da
praticare. Certe
trasformazioni hanno bisogno dei loro tempi, tenendo conto, fra
l’altro, che attivano sistemi relativamente atrofizzati.
Questo
è lo sciamano che agisce, mettendo insieme ciò che trova nel suo
viaggio solitario fra i mondi per portarlo a disposizione di
chiunque. Non per altruismo, che sia chiaro: lo sciamano è molto
pragmatico e sa che il 75% del suo benessere proviene dal benessere
di chi lo circonda. Non in dipendenza o interdipendenza, ma come
azione necessaria in un sistema chiuso.