giovedì 9 luglio 2020

Ruota dei Tiranni spiegata di più.


La “Ruota dei Tiranni”, come tutte le ruote di medicina, è uno strumento utilizzato in chiave sciamanica. Ben lungi dall’essere un folkroristico giullare per turisti, lo sciamano prima sperimenta il problema nella pratica e poi trae le conclusioni. Prima fa l’esperienza e poi se la spiega o la spiega. 
Le sue conoscenze sono sempre e comunque “mappe”, strumenti per orientarsi, indicazioni di marcia, e non “territori” in cui il “paziente” viene immesso affrancandolo dalla responsabilità di prendersi cura di sé stesso. 
Ogni Ruota di Medicina, essendo una mappa, serve a due scopi fondamentali: ad orientarsi nel territorio ostile che senza mappa è solo caos, e a conoscere sé stessi in relazione allo spazio in cui ci si trova.
Per usare le mappe è necessario essere un guerriero
Il guerriero è un essere umano che ha deciso di agire la propria libertà, smettendo di essere agito dalle sue convinzioni e credenze e di essere schiavo di condizionamenti abituali acquisiti.
Viene definito guerriero quell’individuo che sa che avrà delle difficoltà più o meno gravose, ma che sceglie di correre il rischio piuttosto che restare intrappolato in consuetudini corrosive e debilitanti. Sceglie di “morire pur di vivere” invece di “vivere aspettando di morire”. È a questo individuo, se si rivolge allo sciamano, che egli indica la strada, fornendogli la mappa per cercare la sua, e sostenendolo nell’ intento.
La tradizione dice che il guerriero (se è tale) dispone di 4 qualità e di 6 attributi, di cui 1 esterno.

Le qualità sono:
  • La PAZIENZA (Est)
  • La GENTILEZZA (Sud)
  • La SPIETATEZZA (Ovest)
  • L’ ASTUZIA (Nord)
Sono qualità dell’essere guerriero, che lo distinguono dall'individuo normale il quale confonde la Pazienza con l’Inanità, la Gentilezza con l’Adulazione, la Spietatezza con la Crudeltà e l’Astuzia con la Furbizia. Queste qualità  vanno coltivate durante l’intera esistenza, in ogni momento della propria vita, ottenendo quella che viene definita da Don Juan Matus l’ “impeccabilità del guerriero”. Alla lunga fanno parte della sua personalità, sono identificative del suo modo di essere sul pianeta, in relazione a tutto ciò che lo circonda.

Gli attributi interni sono:
  • CONTROLLO
  • DISCIPLINA
  • TEMPISMO
  • EQUILIBRIO
  • INTENTO (differenzia un individuo normale da un guerriero più degli altri attributi, e tiene in collegamento gli altri cinque)
Armato delle sue qualità, quando si appresta a compiere qualsiasi nuova sfida, pianifica una strategia di azione e vi applica gli attributi interni.

Il guerriero, però, ha sempre contezza che il suo scopo ultimo è l’avere in sempre maggior quantità energia a disposizione. È fondamentale, perciò, che non disperda e sprechi quella che ha, sia di default, sia acquisita. Egli è consapevole che spreca la maggior quantità di energia nel mantenere in vita la sua importanza personale.

L’importanza personale, che qualcuno chiama ego, ci obbliga a sprecare il 95% della nostra energia vitale, nel tentativo di dimostrare di essere “troppo” qualcosa: grassi, vecchi, intelligenti, furbi (diverso da astuti), buoni (diverso da gentili), stronzi, disponibili (diverso da pazienti), crudeli (diverso da spietati), belli, fighi, eccetera.
È una vera e propria attività che impegna tutta la nostra vita e per la quale investiamo, e dissipiamo, tempo e soldi e relazioni.

Una delle sfide più importanti del guerriero è dunque quella di smettere di sprecare energia eliminando la sua importanza personale. Per fare questo, oltre ai 5 attributi descritti sopra, usa un elemento esterno, il Tiranno, che è un suo attributo perché, in realtà, è una sua proiezione.

Il Tiranno ci distoglie dalla nostra normale attenzione al fine di averla per sé, costringendoci a sprecare la quasi totalità della nostra energia nel tentativo di recuperare il nostro stato precedente al suo arrivo.
Saperlo ci permette di scoprire dove l’importanza personale applica la sua azione, proiettandola all’esterno e agganciadolesi, per poterla smettere. Ha l’opportunità di svegliarsi, di vedere con gli occhi della consapevolezza, dove e con chi e perché cerca inconsciamente di mantenere viva la sua condizione di “strumento” degli altri pur di potersi ornare della sua importanza personale.

Se non ha la fortuna di incontrarlo sulla sua strada, il guerriero è costretto a cercarlo” dice Don Juan a Castaneda. Qui entra in gioco la “Ruota dei Tiranni”, uno strumento potentissimo per riprendersi il proprio potere e smettere di sprecare energia vitale.

Armato dei suoi attributi, con alla testa l’ intento, il guerriero si pone al centro della Ruota, attorno alla quale sono seduti gli otto “interpreti” dei tiranni, che ha scelto fra i partecipanti; seduto di fronte al tiranno del sud (perché il sud è il “posto” delle emozioni) espone il suo punto debole del momento, risponde a domande, utili ad ogni tiranno per focalizzare la propria azione, e finalmente comincia ad interagire con tutti e otto, i quali portano in evidenza quello che comunque sta succedendo nel quotidiano del guerriero.
Il guerriero può “vedere” l’attenzione a cui è rimasto attaccato (che va invece cambiata) e può scoprire come e su che cosa la sua importanza personale lo costringe a sprecare l’energia, nel tentativo di mantenersi nello stato addormentato in cui era e nel quale (in quanto ancora essere umano normale) voleva restare.

Il lavoro è utile e interessante solo se l’ intento del guerriero è così potente da guidarlo ad evolversi togliendosi i viluppi (svilupparsi) di un modo di vivere ordinario per entrare libero in una vita straordinaria.

Per permettere che questo lavoro sia il più possibile utile e funzionale, c’è la necessità di disporre di veri tiranni, impeccabili nella loro funzione, assolutamente gentili, pazienti, spietati e astuti, cioè. Abili praticanti dell’arte dell’agguato e della caccia. Veri guerrieri, insomma.

Quindi, prima di costruire la ruota e di utilizzarla, c’è bisogno che i guerrieri, futuri “tiranni”, siano forniti della conoscenza e dell’allenamento utili ad assolvere a tutti e otto i ruoli, perché sarà il guerriero che vuole sedersi al centro a scegliere chi e dove starà seduto attorno a lui. Nello scegliere, sa che ognuno dei suoi compagni è in grado di impersonare tutti i Tiranni, ma sente che l’impeccabilità di ognuno lo renderà più potente in un ruolo specifico.

Se la parte dura e faticosa del lavoro, è quella di permettere ad un guerriero di disporre di tutta la sua energia e di imparare a non sprecarla più, la parte divertente è quella di imparare ad essere tiranni del guerriero, riconoscendo, prima di tutto, che, per gli altri, gli “altri” siamo noi. E per quanto ci sentiamo (importanza personale) dei creaturini dolci e simpatici, in realtà per qualcuno siamo un tiranno... forse più di uno.


 Link al video

 

p.s.: La conoscenza di questa e delle altre Ruote, avendola pagata lautamente, l’ho avuta dalla Deer Tribe https://www.facebook.com/DTMMS; mia è l’abilità nell’uso e nella pratica, che ho acquisito in 30 anni di esperienza mia.

lunedì 29 giugno 2020

Solitudine e Consapevolezza

Solitudine o isolamento?


Mentre l’isolamento, che sia auto inflitto o imposto, è la percezione del distanziamento da altri esseri umani ben identificabili e della cui esistenza si è assolutamente coscienti, la solitudine è un ritiro in sé stessi anche in contesti di inclusione dove si è resi partecipi di attività in relazione a individui singoli o in gruppo.
La solitudine è la percezione di un incontro/scontro con sé stessi, l’isolamento di un confronto con gli altri.
C’è una sensazione diffusa di solitudine, di questi tempi, che l’isolamento imposto dalla pandemia ha solo accentuato, a causa delle manifestazioni di egoismo e analfabetismo funzionale.
Per molti, ciò che prima era un disagio galleggiante nel proprio quotidiano, è diventato uno stato di angoscia in profondità, da dove la sensazione di non appartenere a questo mondo, a questa specie è affiorata prepotentemente.
Si sono chiusi rapporti, con sconfortante sorpresa, fra amici di vecchia data, fra persone che ritenevano di avere punti di vista comuni. Ciò che avrebbe potuto renderci migliori, ha sdoganato, invece, in maniera sconvolgente, il peggio.
È apparsa, quindi, una sindrome nuova, quella di chi non vuole tornare alla vita di prima, ma che, anche, non vede possibilità di una vita migliore.
Voglio essere vicino a chi in questa bagarre ha percepito più in profondità la propria solitudine. E dire loro che non è più tempo di soffrirne.

TERZOPRINCIPIO DELLA DINAMICA.

A differenza del primo e del secondo principio, che valgono solamente nel sistema di riferimento inerziale, questo principio vale in qualsiasi sistema di riferimento.
I termini azione e reazione non vanno intesi in successione temporale, poiché si tratta di una situazione simmetrica (di una interazione).
Il terzo principio ha validità sia per le forze di contatto (come può essere tra una pallina da tennis e la racchetta) sia per le forze a distanza (come quelle gravitazionali).
La seconda forza (quella dovuta al principio di azione e reazione) non è intenzionale e non è eliminabile.” 
La fisica ci svela che sta succedendo qualcosa di cui non siamo coscienti, ma che può trasformare la percezione di disagio causata in apparenza dalla solitudine. Anche se ciò che si vede è un mondo di assaltatori e guastatori disadattati, completamente distanti dalla consapevolezza, col Terzo principio della dinamica possiamo interpretare i fatti con una visione positiva.
“… poiché si tratta di una situazione simmetricae la seconda forza “(quella dovuta al principio di azione e reazione) non è intenzionale e non è eliminabile.” È assunto che si stia muovendo una forza uguale e contraria: all’aumento dell’inconsapevolezza sta aumentando la consapevolezza. Il grosso disagio è dato, però, dalla “condicio sine qua non” dell’aumento di consapevolezza: ognuno lo fa da sé solo.
Il percepire la solitudine è l’effetto della consapevolezza che aumenta, che è però data dal fatto che ognuno ci deve lavorare da solo, su di sé, con i suoi strumenti e con le sue sole forze, anche se si percepiscono scemare.



Ancora una riflessione sul terzo principio, non una lezione, però. Le forze in campo, se sono uguali, anche se contrarie, dipendono dal rapporto massa/accelerazione di ognuno dei due oggetti. Ad esempio, non è necessario che la massa degli imbecilli con la loro forza di distruzione debba essere confrontata con quella di un eguale massa di consapevoli. Perché potrebbe essere l’accelerazione a fare la differenza nel rapporto, al punto da rendere uguali le due forze di azione/reazione.
Amo fare un esempio: capitasse di vedere 51 locomotive accese e in azione di cui 50 vanno in una stessa direzione mentre 1 sola si oppone loro, il sistema rimane in equilibrio perché quella che è da sola ha potenza uguale alle altre 50 messe insieme.
Non sto dicendo di avere la volontà di essere quella povera solitaria contro tutti, non dico di scegliere di salvare il mondo. 
Sto dicendo che, quel lavoro pazzesco che ognuno di coloro che lavora su di sé sta facendo, sta producendo qualcosa in un sistema chiuso che ha le caratteristiche sopra descritte. Non cambia niente per la povera locomotiva, comunque deve spingere e deve farlo da sola, come legge universale, comunque percepirà la sua solitudine e la fatica inerente, ma forse, un pizzico di sostegno le arriva dal sapere che ci sono suoi simili nella sua stessa condizione. “Mal comune, mezzo gaudio” diceva un detto, anche se di ben poca consolazione.
Quello che mi preme qui comunicare è che, nel sentire la propria solitudine, non serve farsi del male pensando di essere soli contro il mondo intero. Sta succedendo qualcosa di fondamentale che può essere portato ad un livello sempre più alto, e ce lo sta dicendo la fisica.  

Sta succedendo.  

Ed è quello che conta.
Non siete isolati, ce ne sono altri in giro per il mondo. Ma non cercateli, perché la “consapevolezza” non si può raggiungere in gruppo. Ci si può ritrovare insieme per condividere la propria esperienza, ci si può donare la propria comprensione e la propria amorevolezza, ma poi si torna, ognuno a casa sua, a continuare a “tornare” a sé stessi.
Approfittate di ogni opportunità di interazione con individui che lavorano su di sé, ma siate sempre consapevoli che non ci potrà mai essere il “partito” dei consapevoli, proprio perché se lo sono, “lavorano” da soli/Soli. 
E di Sole ce n’è sempre uno Solo, in ogni sistema solare. 
 

sabato 16 maggio 2020

No, come prima no!

La Terra rischia di diventare sempre più arida - Galileo

Ero felice, quasi, che si fosse presentata l’opportunità dell’agognato “cambiamento”. Mi aspettavo tempi duri, difficili da supportare con una tenacia di cui non sapevamo niente. Della tenacia, intendo. E nemmeno dell’integrità.

Si è scoperto invece che il tanto sbandierato cambiamento non andava bene: tutti vogliono “tornare” com’era prima. Ognuno a suo modo.

Qui si svela quello che immaginavo e, oso dirlo, intuivo. E cioè che il tanto sbandierato “spirito” non è altro che merce, un prodotto da vendere come qualsiasi altro sul mercato.
Io non voglio assolutamente tornare là dov’era il prima, perché ho fatto di tutto, tutto ciò che era nelle mie possibilità, perché cambiasse, perché l’evoluzione che compete all’essere umano avvenisse.
Ho trascorso, come quasi tutti, i miei 60 giorni di clausura e ho seguito ciò che i social trasmettevano di notizie, articoli, comunicazioni ufficiali di scienza, politica, religione e economia, ho letto e ascoltato le altre campane e anche quelle rotte, quelle tibetane e i ferracci da rottamazione. Anche le voci angeliche e i rutti inveterati. Tutto ciò che potevo osservare, con la brama di vedere che quel cambiamento, quell’evo-luzione stesse avvenendo.
Invece, col trascorrere del tempo, solo un’involuzione sempre più profonda, da schiacciarmi con disillusione e terrore.
Se ritenevo che noi fossimo i creatori della nostra realtà, ho scoperto che sappiamo fare solo produzioni netflix di odio, ansia, assalto, storie di vampiri e di assassini mafiosi o messicani, di ‘ndrangheta e narcos.
E ho capito una cosa: che ci sia il cambiamento è esattamente ciò che spaventa di più proprio chi dice di volerlo. Perché non potrebbero più morire sognandolo. Sarebbero costretti a vivere come avevano sognato, e questo comporterebbe fatica.
Non avevo dubbi da molti anni sul fatto che proprio chi si dice spirituale era il punto debole della famiglia umana, ma non mi aspettavo che si manifestasse questa ecatombe.
Piene, totali contraddizioni, sguardi rivolti al passato, danze imbecilli sulle profezie e sulle voci dai maestri illuminati e dagli alieni. Ma al tempo del cambiamento vogliono tornare, liberi, a come era prima.
Probabilmente, nonostante loro qualcosa è cambiato comunque, ma non è manifesto.
Ho sentito per decenni quasi urlare che siamo tutti uno e che l’amore è la forza più grande dell’universo, ma ora, quando si dovrebbero aprire le menti e le anime al cambiamento, ci sono le tifoserie. E non per due squadre, ma per decine, ancora, a competere per chi vince il campionato.
Non ci torno a com’era prima, no. Io non ci torno. Anche se non so dove andrò né cosa ne sarà di me, io, dov’eravamo prima non ci sarò.
Per questo riparto con il blog. Per questo, dopo averlo lasciato rinsecchire, voglio usarne il potenziale per dire la mia su cosa è PER ME il dopo, quello che voglio, 

che non sia più il prima.


Germogli fai da te - www.stile.it

domenica 19 maggio 2019

Ricchezza, abbondanza e povertà.

Opulento o Misero?

Sono stato costretto a farmi alcune domande su Ricchezza, abbondanza e povertà. perché mi ritrovo anch’io a combattere con la fatica di chiunque abbia difficoltà a sbarcare il lunario, come si dice prosaicamente.

Chissà quanti manuali e corsi per diventare ricchi avete come me cercato, possibilmente gratuiti, vista la condizione di partenza. Già. Perché poi, in concreto, se ho i soldi per comprare quei corsi, vuol dire che in qualche modo entrano, ci sono a disposizione.

Ma “Come diventare ricchi in 10 passaggi” è un titolo che tira. E chi non ci starebbe?

Solo che, appunto, la tecnica descritta fa diventare ricco chi la vende, non chi la compra.
Non entro nel merito dell’etica e della manipolazione, non tanto perché gli sciacalli meriterebbero le attenzioni delle forze dell’ordine, ma perché se possono sfruttare questa leva emotiva è perché c’è chi ha bisogno di farsi dare istruzioni speciali per una competenza speciale che crede di non avere e che crede si possa avere.
Leva emotiva, dicevamo, ed è il momento di fare i conti con Lei.
Se è di emozioni che si parla, stiamo argomentando qualcosa che al 95% rientra nella sfera di pertinenza dell’inconscio (o subconscio che dir si voglia), per cui non c’è nessun manuale che possa scalfire un’emozione. I manuali si rivolgono alla parte conscia, razionale, calcolatrice.
Allora lasciamo perdere tutto ciò che riguarda la “conoscenza” - di tecniche, in questo caso – e andiamo a guardare qualcosa che di solito non solo non si vede, ma non si guarda nemmeno: i meccanismi dell’inconscio.
Il primo, di cui è fondamentale prendere atto anche per proseguire questa lettura, è che non si modifica di un micron se ci si ferma al solo aspetto intellettivo. Capire o “essere d’accordo” non sfiora minimamente la preponderanza reattiva del meccanismo inconscio.
Quindi è bene prepararsi ad affrontare questa informazione predisponendo una modalità di ascolto delle sensazioni e alle reazioni che avvengono istantaneamente in noi, allenandosi ad essere sempre più veloci a coglierle. Mettersi di buzzo buono ad allenarsi con pazienza cominciando da piccoli “pesi”, è il metodo migliore in ogni “palestra”.

Cominciamo col mettere alla luce una dialettica che non viene mai presa in considerazione perché ci sono tanti sinonimi che vengono usati indistintamente, quali ricchezza/povertà, abbondanza/mancanza, prosperità/indigenza e altre.

Quella di cui parlo è opulenza/miseria.
Queste due parole hanno una valenza diversa dalle altre e vengono definite in linguistica “di alto registro”. Il che significa solamente che, in base alla loro etimologia, il significato che esprimono è molto ampio. Per esempio, con queste due, a seconda del contesto si possono esprimere concetti diametralmente opposti.
Io voglio fermarmi alla loro origine.
Cito:
dal latino opulentus, derivato di ops 'mezzi, ricchezza, potere', col suffisso -ulentus, che indica abbondanza. https://unaparolaalgiorno.it/significato/O/opulento
L'etimologia della parola miseria è da ricondursi alla radice sanscrita mi- che significa distruggere, diminuire... (si ritrova anche in meno). Da questa radice, il greco μῖσος (misos) = odio, avversione e poi il latino miseria = estrema povertà, in senso lato, sciagura, afflizione, bisogno... https://www.etimoitaliano.it/2014/11/miseria.html
Ecco.
Sono coinvolti tutti gli aspetti della vita di un essere umano, a seconda di quale delle due descrive lo stato di vita.
Ora è il momento di mettersi ad ascoltare le sensazioni e le reazioni, come dicevo poco sopra, utilizzando l’aspetto intellettuale per “guardare” delle foto, dei quadri o delle statue, e “ascoltare” cosa muovono in noi.
Si può voler essere ricchi quanto ci pare, desiderarlo con tutto noi stessi, ma se il nostro inconscio/subconscio è formato sulla “miseria”, faremo di tutto, inconsapevolmente, per restare “in miseria”. Magari riusciremo ad avere a disposizione del denaro, anche in abbondanza, ma in breve saremo ritornati alla nostra abituale “miseria”. Sono tanti i casi di chi si è “arricchito” per tornare in breve da dove era partito o ancora peggio.

La miseria, in chi la vive, non è soltanto mancanza di denaro, ma anche di energia vitale, di presenza di spirito, di valore di sé, di autostima e di profondità di valori.

Così come non è sicuro che un ricco sia opulento nel suo carisma, che emani energia vitale, che colpisca per la sua empatia e comunicazione.

In conclusione, suggerisco a me stesso, prima di tutto, di osservare i meccanismi inconsci che fin qui ho attribuito ad un fantomatico auto sabotatore in me. Non sta opponendosi a me, ma fa il suo mestiere al meglio delle sue competenze. È il Mago che è in me e che sa come fare per destrutturare quei meccanismi.
Opero.
Ciao.

sabato 11 maggio 2019

O il nuovo è “nuovo”, o è solo un restailing del vecchio

Ho guardato un’iniziativa che mi sembra molto bella, perché utile e intelligente, d cui mi sono innamorato: ALEPH BIODINAMICA UMANISTICA PNL - Università Aleph .

Gli scopi e l’essenza della realtà che si prefiggono mi trovano più che d’accordo.
Poi ho visto un video in cui Claudio Messora, su “ByoBlu”, intervista Mauro Scardovelli, ideatore e fondatore di questa Università. Egli spiega e racconta come funzionerà e a chi si rivolgerà. Soprattutto racconta quali sono le regole e le direzioni alla base di questa idea.
Se penso che è un’alternativa a ciò che c’è, non posso che sperticarmi in lodi e augurarmi l’espansione del progetto ad un pubblico immenso e su tutto il territorio nazionale e internazionale.
Che sia chiaro che mi auguro che si iscrivano milioni di persone, che già sarebbe una rivoluzione culturale enorme.
C’è un “ma”, però, su cui voglio esprimere la mia opinione.

Il mio punto di partenza è da sempre articolato in questi punti:

  • o cambia la cultura del singolo, o non cambia niente
  • o la Libertà è Totale, o non è Libertà
  • Essere Liberi significa “essere i creatori della propria Realtà”
  • o il nuovo è “nuovo”, o è solo un restailing del vecchio
  • o la Spiritualità “fa crescere il grano”, o non è Spiritualità (e non ha niente a che fare con istituzioni religiose o culturali di etica e morale che sono invenzioni della mente e un sistema di controllo dall’alto).
Detto e ribadito questo, ora mi spiego meglio.
Sento che per una certa parte dell’Umanità non basta più qualcosa che, anche se ad un livello così elevato, ha comunque a che fare con modalità del passato, o, per meglio dire, del “solito” modo di pensare che viene da lontano nel passato.
La questione è proprio il “pensare” e l’osservazione che 

c’è sempre qualcuno che ritiene di essere all’altezza di stabilire e, perciò, di sindacare quale sia il modo giusto di pensare.

 

Come ho ampiamente argomentato in “La Libertà è Oltre...”, nel corso dei millenni abbiamo strutturato una modalità di usare la nostra “capacità di astrazione”, tale per cui restiamo bloccati nel “risolvere problemi” della realtà che ci circonda, invece di scoprire la strada per essere i creatori di quella Realtà che ci compete, cosa di cui ogni singolo individuo ha da farsene carico individualmente.
In quella Realtà, non ci può essere nessuna prevaricazione, violenza o sopruso, non perché si stabilisce una morale e un’etica che lo garantisca, ma perché è matematicamente e geometricamente impossibile.

Dal momento in cui è il singolo ad essere il creatore della propria realtà, non ha bisogno di alcun apporto esterno per ottenerla, né schiavi, né governanti.

Nello spazio e nel tempo della creazione individuale, ci si incontra con altri simili che, agendo allo stesso modo, stanno seguendo ciò che sono e non possono che essere uguali fra loro. Nessuno fra loro può stabilire cosa sia giusto o sbagliato perché, essendo integrato con la propria coscienza, non può che esserlo con quelli come lui.
Non avrà perciò nessuna regola certa a cui sottostare e a cui “devono” sottostare tutti gli altri, perché avrà la piena consapevolezza che, essendoci solo probabilità, ognuno potrà confrontarsi con ciò che gli si para davanti e scegliere.
Sono l’unico lettore di queste righe di cui sono scrittore, perciò non ho bisogno di essere più chiaro di così.

venerdì 3 maggio 2019

CAMMINA LE TUE PAROLE

Eccomi, finalmente, a “camminare le mie parole”.

Dopo aver scritto "La Libertà è Oltre...", un libro su cosa c’è da destrutturare in ognuno di noi, risalendo alle cause e alle modalità della strutturazione, sono uscito dalle stanze della grande caverna e mi metto a scoprire cosa c’è qua fuori.
Sono stato a lungo sulla soglia a cercare di decidermi se tornare indietro o proseguire verso l’ignoto. 
È la parte più dura, quella più dolorosa perché “sai quello che lasci, ma non sai quello che trovi”.
Ormai non c’era alternativa. Non tanto al fatto di restare lì fermo, quanto all’avere ancora la vista su ciò che succede dentro.
Quell’impulso ad urlare “Ma come fate a non capirlo?” dedicato soprattutto a chi sembrava che gli occhi li avesse ben aperti.
Ne ho conosciuti di tutti i tipi, ma sempre, alla fine, limitati ad una verità, o meglio: ognuno ad una verità. Quando l’unica verità - e non la mia - è che
  • lì dentro niente è vero,
  • è tutto totalmente costruito ad arte, manipolato a nascondere che la Verità è là fuori,
  • la Verità non ce l’ha nessuno perché la Verità non si può possedere, nessuno può usufruirne a scapito di chi non ce l’ha
  • se c’è qualcuno che sa la Verità, non è di sicuro mai tornato a raccontarcela.
Ecco che ora mi metterò a scoprire la mia, e in questa immensa giungla online, potrò dire ciò che voglio “tanto non mi ascolterà nessuno” e non avrò bisogno che qualcuno mi ascolti.
La prima forte sensazione è che c’è talmente tanto di tutto da poter non solo scegliere qualsiasi cosa, ma anche e soprattutto di crearsi ogni qualsivoglia realtà. Dove sbatti, sbatti. Va bene comunque.
La più forte esperienza è legata a quel concetto, comunemente chiamato “amore”, del quale lì dentro si conoscono solo le regole, ma di cui né si conosce l’origine, né gli effetti reali sulla vita di ogni singolo individuo. Non si accetta che ognuno ne abbia una propria esperienza individuale e soggettiva, e, siccome l’“amare” genera una propensione alla condivisione, si presume che ci debbano essere almeno due visioni uguali. Per formare una “coppia”, come minimo, e poi per confrontarsi con altri che la pensano uguale.
Quello che ho sperimentato sulla soglia, invece, è stato che l’amore non si può condividere, non ci può essere un modo di descriverlo che alcun altro possa comprendere. 
Qualsiasi cosa sia è un’esperienza di espressione di sé, non un concetto comunicabile. In quanto tale, anche se ci scrivi libri, ci fai film e poesie o crei opere d’arte e musicali, chi riceve le tue descrizioni non percepirà mai ciò che tu hai vissuto, ma solo la sua traduzione nel linguaggio e nei significati che lui possiede.
Uno dei propulsori più potenti che mi ha fatto decidere di uscire dalla caverna è stato lo sconvolgimento che mi ha prodotto l’“amare” una donna speciale. E questa volta, invece di cercare di accaparrarmi i “favori” della persona, sono rimasto a farmi nutrire e rigenerare dall’energia vitale che si manifesta in me.
Nonostante la mancanza della sua presenza, io mi nutro di ciò che sento rigenerarsi in me.
Senza condividere, né invadere, né chiedendo a lei di esserci.
Fuori dalla caverna succede così.


domenica 30 novembre 2014

GLI 11 PASSI DELLA MAGIA Il metodo della Magia (Italiano)

Traduzione,

In "È il Tempo del Mago" trovate gli 11 PASSI DELLA MAGIA di Josè Luis Parise

https://drive.google.com/file/d/13g3R1jZ3DMEW9FYECyaDGFBIyy6Ownml/view?usp=sharing

 

Non mi attribuisco nessun merito. Solo la pazienza di tradurre e dedurre la mia visione di ciò che è suo